martedì 24 febbraio 2015

O tempora o mores



Mi sfogo qui, dove nessuno, o quasi legge e quindi faccio poco danno, ma almeno mi sfogo :-)

Ormai viviamo un periodo in cui appare normale, e del tutto tranquillamente accettato come usuale modo di fare, l'essere maleducati, cafoni ed addirittura arroganti nel pretendere di essere nel giusto.

Faccio un banale esempio, ma ne potrei fare mille.

Cerco un gatto. Una amica mi segnala, su FB,  una signora romana che è molto attiva, anzi fa quasi da riferimento per altri come lei, per associazioni e vari centri di assistenza e ricovero. Quale persona migliore?
Le scrivo esternando la mia problematica, le mie esigenze, quello che è il mio vedere, ed anzi, chiedendo lumi, eventuali, se ho convinzioni e idee fondate su errori, Finalizzo addirittura fornendo spontaneamente il mio nr di cellulare.
Questo avviene di venerdì.

Passa l'intero week end, nulla.
Penso che la signora sia fortunatamente impegnata nel vivere il suo week end.... Però vedo che la medesima ha avuto il tempo di postare un paio di foto del'ennessimo gatto da salvare, sul suo profilo FB.
Allora poteva anche avere il tempo di scrivermi che non voleva avere a che fare con me...? O che non aveva tempo...? O altro....
Ma non si è degnata.

Di recente da una volontaria a cui avevo scritto chiedendo appunto, informazioni circa un altro gatto, ed a cui avevo detto che per risparmiare, potevo, se voleva, scrivere io, avevo avuto il silenazio dopo scambio di sms. In cui mi diceva ....niente!

Ma forse questa gente riserva tutto il suo amore agli amici quattrozamputi...? certo? Ed ai bipedi umani riserva la sua cafonaggine?

Purtroppo pare essere un problema non di amici degli animali, ma di umani che dagli animali dovrebbero imparare un modo del tutto normale di comportarsi, un modo rispettoso, basato forse su semplicità, ma certo non sulla spocchia e sullo snobismo o peggio sulla cafonaggine.

C' solo da dire che mi sono stufato di questa maniera di fare e che pare essere data per scontata, per normale... per cui da oggi reragirò, senza cattiveria, ma dicendolo in faccia, scrivendolo, insomma non dando affatto per scontato questo "normale"...alla signora amica degli animali scriverò, che è una maleducata. Non servirà certo a cambiare il suo modo di fare, lei è e rimarrà maleducata, ma almeno io mi leverò un sassolino, e mi sentirò meno oppresso da questa finta e ipocrita maniera di apparire bravi, ma dietro cui c'è solo idiota maleducazione e nulla altro, un nulla vuoto di nulla, se non si trova il tempo di rispondere con due parole ad una persona che ci ha proposto anche di esserci utile, tra l'altro.

Che pena!



mercoledì 7 maggio 2014

Adesso basta !






Simone Perotti , in un video, descrivendo la sua giornata o la sua casa, dice che “adesso basta !” (titolo del suo libro più famoso) è … e fa vedere come vive un normale mercoledì, nel suo “paradiso” guadagnato facendo la sua scelta, e quindi non vivendo più nel cosiddetto “sistema”.


Oggi ero nel mio orto, vivendo la mia giornata, e facendo quello che serviva alla mia vita, vivendo ogni istante del mio tempo, pur occupandomi di cose del tutto ordinarie, come tagliare l'erba, piantare cipolle, o riparare i bastoni su cui si arrampica la pianta di lampone; ad un certo momento la mia attenzione è andata a quel tronco di cipresso che sta da una parte, da oltre un anno, abbattuto perché spezzato dopo un temporale, ed in attesa di essere utilizzato per altri impieghi (come, ad esempio, farci una panchina...). 

Non che non lo conoscessi, quel tronco, ci passo attorno ogni volta che taglio l'erba ed ogni volta mi dico:” lo devo togliere”, perché so che va fatto prima o poi, ma ancora non lo faccio.




Come se lo vedessi per la prima volta, ho colto i disegni particolari ed unici, e la bellezza della base del suo tronco, rimasto all'aria, dopo essersi abbattuto in una notte di vento intenso.


Ho deciso di smettere di lavorare all'orto e di prendere la macchina fotografica.




“Adesso basta!” è questo oggi, per me: poter smettere, poter lasciare ciò che sto facendo e dedicare il mio tempo, quello che non tornerà, a fare le foto e godere di quel pezzo di vita apparentemente morta e dedicare tutto me stesso a questa azione.

“Adesso basta!” per me oggi è questo: poter godere  liberamente delle mie scelte e decidere di fare questo, in un normale mercoledì (come per Perotti...) e sentirmi ed essere libero, di tanto poco, che poco non è affatto, perché Vivere è proprio questo!








martedì 6 maggio 2014

Fare, ma "come" ?...




Viviamo in una società che gradualmente sta intasando tutti gli “spazi di manovra libera” dell'individuo.
Intendo dire che si stanno gradualmente realizzando strumenti che apparentemente servono soltanto a “tenerci informati”, a “garantirci la libertà di pensiero e di informazione”, lo “scambio libero di idee”, ecc.: penso ai vari network come FB che dai più viene usato come libero sfogo, come una sorta di “blog personale” su cui sfogare le proprie solitudini sperando di essere letti/ ascoltati, ma penso anche a tante notizie spesso in parte vere e poi invischiate di falsità, che ci danno l'impressione di sapere tanto e poi in realtà ci intasano la mente di “chiasso”, togliendoci la possibilità di udire ciò che conta, ma soprattutto di pensare con la propria testa.

I medesimi strumenti possono essere usati, se con vera ratio, per consentirci di sapere quel che c'è da sapere, e poi lasciando al nostro cervello la capacità di analizzare e pensare, togliendoci quel “fammi leggere cosa ne pensa lui ” che tanto irretisce e poi lentamente ci porta a seguire l'opinione del tizio di turno.
Molto difficile districarsi, come tra i rovi, dove puoi trovare le more come altre piante che ti invischiano fino ad impedirti di procedere e vedere oltre.
Sta a noi imparare e usare nel debito modo.

Si impara, se si vuole.


Ma al tempo stesso non si può soltanto rinchiudersi nelle proprie piccole “aree di sicurezza” personale date dall'orticello o dalla casetta ottenuti seppure con sacrifici. Intendo aree fisiche, ma anche e soprattutto mentali.

E fare e darsi da fare lo si può in molti modi e credo che ognuno debba trovare quelli che gli sono più congegnali.

Anche parlare con gli altri, finanche sui network, ma dicendo non le frasi che apparentemente sono belle e profonde, ma che all'atto pratico non dicono nulla di realmente nuovo e diverso: servono a farci credere di dire e fare.
Intendo parlare per fare: che sia un modo diverso di vivere, che sia un lasciare lavori schiavizzanti, che sia iniziare attività diverse, che sia imparare a ri-usare, che sia dare un aiuto o una risposta a chi chiede per conoscere qualche cosa che noi sappiamo già o stiamo imparando, per iniziare la propria personale strada verso una emancipazione di cui TUTTI siamo eticamente in credito verso la Vita.

Ma anche uscire e fare, se possiamo, se sentiamo che questo vogliamo e sentiamo il bisogno di dare qualcosa di noi stessi al vicino, che sia anche solo il “saper fare”, quel che sia sia....

A questo proposito voglio segnalare uno spazio che proprio di recente ho scoperto e che ha dei contenuti che per certi aspetti vedo stimolanti, uno spazio su cui non ho tante risposte, ma direi più domande e questo mi piace:


Poi ognuno ha la sua testa ed ognuno saprà cosa farci, anche niente!...

Importante è non “adeguarci”, non “rassegnarci”, ma rimanere Vivi, non solo strisciando, ma alzandoci, perché la nostra dignità lo esige!



lunedì 5 maggio 2014

I "bruscandoli" della Lunigiana



Oggi ho fatto un giro di perlustrazione nell'orto dopo alcuni giorni di “trasferta” ed ho scoperto con estrema gioia e gratitudine che attorno al mio pezzetto di terra, sulle protezioni di vario tipo che la circondano, sono cresciuti moltissimi germogli di luppoli selvatici ovvero anche “bruscandoli” (credo che sia un nome veneto se non erro...).
La soddisfazione è stata tanta, forse ingenua e un po', come dire, eccessiva per qualcosa che per tanti è naturale, eppure, poter cogliere tanti di quei piccoli germogli, farne una bella scorta per farne la frittata, e vederli così, dono della Grande Madre, mi ha riempito di gioia una volta di più e fatto riflettere su quanto ci siamo “dimenticati vecchie origini, abilità antiche, abitudini salutari, per gettarci a capofitto in quel mezzo suicidio che è la vita attuale, in cui i progressi vengono pagati molto cari, mettendo sul piatto della bilancia tante cose che sarebbero basilari per una vita realmente “serena”.
Aver goduto di un banale e semplice regalo di Madre Natura, aver avuto questa fortuna, oggi, mi ha dato pochi minuti di serena gratitudine anche in considerazione della fortuna di poter godere di questo privilegio: vivere non tra il cemento, ma nel verde, potendo affacciarmi alla porta di casa e udire gli uccelli cantare liberi o il vento avvolgermi, o godere del calore del sole adesso al tramonto dietro la montagna che mi guarda dalla cucina o al suo sorgere al mattino dall'altra parte.
Tutto questo non ha prezzo, ovvero, ne ha uno: la scelta, dentro se stessi.
La Madre richiama, il lupo risponde, e tutto pare andare nella direzione giusta. Il resto non scompare, rimangono malattie, morte, sofferenze, ma è come se potessero essere meno fuori da tutto, come se tutto facesse parte di qualcosa di unico. Non si dimenticano i problemi, solo, si ha anche qualcosa che arriva dentro: è come un ritorno alle radici, qualcosa di animale che si fa sentire da dentro, dal profondo.

Ora la smetto di filosofeggiare, lavo i bruscandoli e mi preparo, i regali sono sempre ben accetti...e ci aggiungo anche dei fiori di tarassaco fritti...
Arriva sera, dopo avere messo le mani nella la terra, si raccattano le cose, si va a cena contenti, si è vissuto un giorno, non si è semplicemente ingannato il tempo.

Grazie :-)


venerdì 14 marzo 2014



Mi sono svegliato presto, da quando sta arrivando la primavera, o almeno sembra che stia arrivando, mi sveglio presto: l'orologio biologico ha cambiato orario, ha messo l'ora diversa, non legale, ma istintiva e mi fa godere della luce, prima di quando accade in inverno....
Siamo animali ben costruiti devo dire, abbiamo ben più di un potente microprocessore, abbiamo tutto quel che serve, per vivere e capire come farlo nel modo migliore, ma non sfruttiamo le ...”risorse”...

Mi sono svegliato presto e sono uscito fuori a lavorare per liberare una tavola di legno che mi era stata regalata, da una copertura in feltro per poterla utilizzare (la tavola, non la copertura!) per farci la casetta per i pipistrelli che spero la accetteranno...
Mi sono messo fuori a lavorare, per togliere la miriade di chiodi che tenevano a posto la copertura. Il sole qui da me, in questo periodo, arriva da dietro la montagna verso le 8,30 e quindi mentre lavoravo avvertivo il fresco del mattino, tenuto a bada dal lavoro manuale. Lavoravo ma con calma e d'altra parte che fretta c'era, avevo tempo!
Ho tempo!
Mi sono fermato diverse volte, ad ascoltare. Quanto poco siamo abituati a farlo, quanto ci siamo persi nel tempo!
Già ieri sera mentre andavo fino ai bidoni della spazzatura (circa 500 m da casa), con la scusa di gettare un po' di carta, ma in realtà con il desiderio di fare una passeggiata a fine giornata e godere dell'aria, mi ero goduto questa aria nuova e questo “tutto” da cui sono circondato eppure non soffocato, tutt'altro. Nell'aria serale si sentiva un asino ragliare di fronte, ancora qualcuno segare la legna, come aveva fatto per l'intera giornata, e uccelli cinguettare calmi e non entusiasti come al mattino, quando sono felici del nuovo giorno che li abbraccia. Sentivo lo scorrere del torrente poco sotto e l'odore dell'aria che mi veniva incontro. Era una scena leopardiana, bucolica, era quella che avevo la fortuna di vivere.
E stamane si è ripetuto questo che potremmo definire letterariamente un miracolo, e che invece è la normalità, quella che dovrebbe essere la normale vita di un animale bipede.
Gli uccelli stavolta allegri e vivaci come ogni mattino sia che ci sia sole, che piova, i rumori lontani di lavoro nei campi o davanti le case, un lontano odore di legna bruciata e quel silenzio carico di vita e non morto come fra l'asfalto durante la notte o la domenica d'estate....

Mi fermavo e poi riprendevo il mio lavoro.
Ho estratto chiodi su chiodi e pian piano il legno è tornato a farsi vedere ed io ero contento, perché avevo il legno per fare la casa ai chirotteri e non dovevo comprarla, non volevo farlo. Non per tirchieria, ma perché di legna ne ho e non ha senso comprare quello che già si ha.
Così, lentamente è trascorso del tempo, una mezzora, forse un'ora.
Piano piano è uscito il sole, si è alzato dal suo letto, dietro la montagna e mi ha scaldato le ossa, come diceva Ungaretti.
Ho estratto chiodi che ho visto essere ancora utili, e … li ho messi in un barattolo, perché buttare non è nel mio stile, specie quando la roba si può realmente ri-usare.

Alla fine mi sono trovato col legno pronto per fare la casetta, chiodi che se serve posso usare, e del tempo trascorso gustando la Vita e con qualcosa che non si descrive e che non ha prezzo, qualcosa che rimane e non si vede, come il trucco.....

Tanta serenità d'animo.


mercoledì 12 marzo 2014

Sono tornato alla "mia" terra








Lo scrivo fra virgolette perché la terra, a mio parere, non appartiene a nessuno, forse siamo noi, maggiormente, ad appartenerle, visto che quando finiremo la nostra opera qui, a lei torneremo...
Ma piace pensarlo e sentirlo anche: “la mia terra”, nel cuore, e quindi anche io scrivo così, nessuno se ne avrà a male, credo....

Sono tornato ieri, dopo giorni di assenza.
Motivata e bene anche, ma di assenza che, oggi me ne rendo conto, mi aveva lasciato una sorta di vuoto, anche se non doloroso, non nel senso comune, un senso di attesa, di mancanza forse, di qualcosa che...manca, sì, credo sia questo!
Stavo bene lontano, immerso nella città, nella normalità e nella vita che tutti consideriamo normale, perché così ci è stato insegnato fin da bambini, da genitori ignari anch'essi, per la maggior parte, o comunque convinti che fosse meglio per i loro figli, avere una vita diversa.
Così nel tempo, gradualmente, pian piano, ci siamo assuefatti al veleno, esattamente come Mitridate; e quel veleno è diventato quasi necessario alla nostra sopravvivenza, come la droga che ti manda in crisi di astinenza.

Così crediamo tutti, io per primo fino a ieri, che stare tra tanti, inglobati in cubicoli, accatastati peggio che la legna da ardere, intristiti da una solitudine vissuta nel chiasso e nel mucchio di tanti come noi, eppure atroce e straziante, piegati nello spirito e nell'animo da una frusta assai più efficacie di quella degli schiavi nelle piantagioni di cotone, lentamente crediamo e ci convinciamo, che quello sia l'unico modo di vivere e forse addirittura il migliore, anzi, ci si ritiene fortunati della nostra evoluzione.

Ma basta, poi, avere un flash, un piccolo sprazzo di vita fuori dal normale e magicamente avvertiamo in noi cose sconosciute, emozioni, odori, rumori, canti di animali, voci lontane, scorrere di acqua, vento fra le foglie, e una serenità che mai avremmo creduto esistere.
Per salvarci l'animo spesso la cataloghiamo come relax dallo stress della vita quotidiana, da vivere e gustare, ma.... per poi tornare alla normalità, senza farci illusioni e senza montarci la testa.
Però, alle volte, ci si sveglia, ci accade, per fortuna, come Paolo sulla via di Tarso, di cadere da cavallo e nell'avvertire il dolore, di aprire uno sguardo, di fare silenzio e porci domande senza avere quel condizionamento di sempre, mettendolo, invece, da parte per un momento.
E avvertiamo che non è come avevamo sempre creduto.
Intuiamo che c'è dell'altro, che dietro l'angolo non c'è il vuoto buio e nero e... pericoloso, ma altro: altro di diverso, che vale quanto quello a cui siamo avvezzi e che forse ci va anche di andare a esplorare, magari per poi tornare indietro, ma almeno consapevoli.

Alle volte accade.

Alle volte no, alle volte scappiamo, scriviamo agli amici su FB che abbiamo visto cose splendide, mandiamo anche delle foto scattate sul momento, perché una visione è meglio di tante parole e … scrivere fa fatica, fa anche male, alle volte, può far pensare a noi stessi, può metterci davanti alla verità.

E poi torniamo a fare le cose di sempre.



Alle volte no.
Talvolta, per qualche fortunata coincidenza non facciamo così, bensì mettiamo nel cuore ed accumuliamo, accumuliamo e facciamo nostre e poi... un giorno scopriamo l'acqua calda: che siamo animali, fatti per vivere e non per soprav-vivere, che visto che diciamo di avere il libero arbitrio possiamo anche scegliere di andare fuori e provare a buttarci nel vuoto che poi vuoto non è, finché abbiamo questa possibilità, ché lentamente stanno elaborando modi per togliercela, questa libertà.

E quando allora, come ieri sera, torni e senti l'odore della terra, quando ci corri a mettere le mani dentro e ti senti bene, senza per questo condannare e bruciare come eretico tutto il resto, solo, godendo di questa possibilità che la Vita ti offre e regala, allora hai la conferma, che quello che credevi e temevi fosse un salto pericoloso, non era altro che un tornare seguendo un richiamo che avevamo e che abbiamo tutti, dentro....


E ti fermi, lasci che il rumore si posi, stai immobile, cerchi la luna con lo sguardo e in silenzio, ché ogni parola sarebbe di disturbo a te stesso, preghi, ringrazi e respiri a fondo, perché la tua preghiera è quella, non è una litania inventata da altri uomini, ma è la voce del tuo cuore e la lasci fluire pregno di gratitudine e di serenità e auguri a te di poterla condividere quella sensazione e quei momenti, prima o poi, con chi tu sai.....



giovedì 12 dicembre 2013

Dopo... il vuoto


Sono tornato nel luogo dove ho trascorso gli ultimi 7 anni, a sud di Roma. 
Una visita non dovuta, bensì voluta: per rivedere amici e persone con cui ho condiviso anni, sofferenze e gioie e lavoro. 
C'è stato lo stare insieme, il parlare, lo scambiarsi qualche idea, e poi una cena, molto informale, anche se in un bel posto.
Ho trascorson pomeriggio ed una sera con persone con cui fino a qualche mese fa ero molto in contatto, quasi quotidiano, con cui si sono condivise cose assai profonde e significative, avventure di vita assai importanti per tutti.

A ne esco con poco o nulla dentro.

E' doloroso doverlo ammettere con me stesso, ma ormai, sono fuori dalle loro vite e quindi in pratica dai problemi e dai discorsi, e quasi forse addirittura scomodo, scomodo nel mio avere scelto una strada diversa, differente dalle loro, pur senza permettermi di giudicare nulla.
Scomodo perché alle volte vedere che certe cose che diciamo di volere, qualcuno poi, pagando e caro, lerealizza, ci mette di frone alle nostre debolezze: parlare... e mai agire.... continuare a raccontarci una storia densa di scuse....
Non so se sia così, ma ne ho avuto un vago sospetto.
 
Sono tornato qui a casa, vicino a Roma, stanotte con un senso di vuoto immane e di sofferenza, per aver constato come nella stragrande maggioranza dei casi, quel rapporto che chiamiamo amicizia, pur se consolidata, appunto da anni e dalla condivisione di molte vicende, quel rapporto si spegne soltanto ad allontanarsi fisicamente, non regge alla distanza, alla non quotidianità.
Ho trovato i miei “amici” immersi ognuno nella loro quotidianità, nel vortice dei pensieri, dei problemi e delle difficoltà delle loro vite, assai poco interessati a come io poi spenda il mio tempo, se non in modo informale, quasi di forma, ma molto poco di sostanza.
Alla fine i discorsi sono girati attorno alle loro quotidianità, la mia o non interessava, o peggio (sospetto),metteva a disagio, forse perché mostrava che si può anche vivere diversamente e sopravvivere...

Purtroppo (o per fortuna, non so...) ho sviluppato nel tempo una sensibilità che mi fa avvertire queste situazioni, mi fa accusare queste vicende, questo “vissuto”. Non che ci ripensi e me ne senta offeso, ma sicuramente sento il sapore che rimane, lo avverto e molto ben chiaro, molto netto.
E sento l'amaro.

Mi chiedo quanto, oggi (ma nei tempi passati sarà stato ancora così o no?), questi rapporti siano appunto profondi, veri, realmente sentiti e non solo vissuti perché ….”fa comodo”... un amico non è un vero amico, ma fa comodo perché non sei solo, nell'andare al cinema, nel trascorrere il tempo in ufficio, o a fare jogging.... ma nella sostanza rimane un estraneo, che quando esce di fatto dalla tua vita per viverne una diversa, magari lontano fisicamente, diventa una parte estranea a tutto di te stesso, di cui non ti importa realmente sapere e conoscere.
Ho sempre considerato una fortuna poter ascoltare la vita di un altro, apprendere come lui vive, cosa prova, cosa fa, e osservare, in silenzio, perché da questo imparo, mi arriva qualcosa, o forse anche nulla, ma pur sempre è qualcosa che arricchisce la mia esistenza.
Ed invece, ieri, ho avuto l'impressione che l'intensità del rapporto passato sia stata solo la motivazione per stare insieme, per scambiarsi segni di “formale” affetto, ma che dentro, nei cuori, ci fosse poco, se non nulla...
Non sappiamo più fermarci, fare sosta nel nostro vortice di problemi quotidiani, della nostra esistenza, per are posto all'ascolto, alla curiosità, all'osservare altro da noi. Per fare silenzio!
Siamo talmente afferrati alla gola da questo soffrire così diffuso, da questa negatività in cui siamo immersi da mattina a sera, tramite TV e quant'altro, che ci sembra quella l'unica realtà e maniera di viverla, che, ogni modo diverso ed esterno a questa realtà quasi lo scansiamo, o se non facciamo così, ci rimane estraneo, esterno, distante.
E dopo. Rimane poco, se non quasi nulla.
E questo addolora, se vogliamo vederlo, se vogliamo ascoltarci dentro.
Oppure lo liquidiamo con una alzata di spalle, per reimmergerci nel nostro vortice di sicurezza, dove sappiamo di stare normalmente e crediamo di stare bene.
Per morire giorno dopo giorno, ignari volutamente, ciechi per scelta, come le scimmiette che non vedono né sentono.....
...eppure contenti di questo lento morire, di questo diventare polvere nella polvere.

E forse questo è il senso del mio avvertire un miglior stato d'animo quando rientro a contatto con la Natura, con la Vita, che a questo punto avverto come “vera” anche se non me ne viene alcuna parola formale di consolazione o sostegno, ma da cui mi viene la spinta a cercare dentro me stesso quel dio o quella entità sovrannaturale che da molti sento cercare e che non vedo nella vita di quasi nessuno.



martedì 3 dicembre 2013

Noi che.... la vita ci ha divisi in due...



Noi che la vita ci ha affettati, ci ha riservato questo dono per il resto della nostra esistenza, trovarci fatti a pezzi e divisi, in due, fra due lati di un fiume in cui immergerci è bello. Quest'acqua da cui ci siamo dissetati e tuttora in cui ci immergiamo trovando ristoro, frescura, piacere sulla pelle e nel cuore. A noi la Vita ci ha riservato questo destino: non poter andare chiaramente da una sponda e lasciare l'altra.
Proviamo, vogliamo con tutti noi stessi e lo facciamo, nuotiamo e usiamo tutta la forza che possiamo. Nuotiamo e raggiungiamo l'altra riva e ci sdraiamo esausti, vuoti di energia per la traversata, eppure felici di aver fatto il tragitto.
E poi...
Il sole si copre, una nuvola, grigia, forse anche nera di temporale, lo oscura e il caldo che ritemprava le nostre ossa si perde in un battito di ciglia e ci prende il brivido addosso. All'improvviso ci sentiamo inermi, nudi, vulnerabili ed abbiamo freddo, dentro, nell'anima.

Sappiamo che il nostro posto è là, da quel lato, ma sull'altra sponda abbiamo lasciato le nostre cose, cose che amiamo ed a cui teniamo quasi come la nostra stessa vita. Là, ad appena poche bracciate, sta la nostra roba, abbandonata là, dopo che ci ha portato fin qui da terre lontane, nel cammino che ci ha fatto traversare deserti, oltrepassare valichi altissimi e freddi, contornare laghi immensi e trovare sempre la meta. Quella roba è parte di noi. Noi siamo anche quella roba, se siamo qui, su questa riva, è anche per quella roba là.
Lasciata là.
E ci prende il freddo, nel corpo e nell'anima. E torniamo all'altra sponda, sapendo che il nostro posto non è là, eppure a vederla quella roba, a carezzarla, come fosse parte del nostro corpo, a coccolarla, a volerle bene e dirle che anche dall'altro lato del fiume... noi non la dimentichiamo, noi le vogliamo bene e le siamo grati.
Si può essere grato ad un fardello? Si può essere grati a dolore? Si può essere grati a sofferenza che nera e fredda ci ha allagato dentro per secoli? Ma quel dolore ci ha fatti, ci ha costruiti e fatti anche duri per affrontare la nostra esistenza, anche le sofferenze più grandi che la vita ci possa riservare, anche le paure che di notte ci assalgono.
Sì, siamo grati, lo sentiamo, a quella roba dobbiamo parte del nostro essere qui, quando traversiamo di nuovo il corso d'acqua.
E ci stendiamo di nuovo al sole a ritemprare le “stanche ossa” che diceva il poeta ed a prendere nuovamente fiato.
Per poi tornare a pensare alla roba che lasciamo e che in parte almeno, non vorremmo abbandonare, ma che non sappiamo come.

Noi che la vita ci ha dato questo, noi siamo una tribù, sconosciuta e senza nome e non in via di estinzione, ma una tribù sconosciuta al mondo, pur vivendo sotto gli occhi del mondo. Noi siamo tanti eppur tutti soli. Alle volte ci accade di incontrarci, ognuno con il suo fardello, con la sua roba. Condividiamo le nostre storie e le nostre paure, come le nostre gioie, poi... ci lasciamo, coscienti che ognuno deve proseguire per la sua propria via.

Osserviamo l'altro di lontano. Lo capiamo. Capiamo le sue paure ed il suo soffrire ed il suo arrancare. Alle volte quasi ci consoliamo sapendo che noi quel pezzo di strada lo abbiamo già passato, ma poi, senza pensare che ne abbiamo altra anche noi. Noi siamo tanti soli viandanti, siamo una infinità eppure siamo sempre con noi stessi. Quando al mattino passiamo davanti allo specchio, se per lavarci o farci la barba o altro, scorgiamo sempre quel viso, che cambia lentamente nel tempo, ma che ci appare sempre il medesimo: il nostro.

Siamo nella folla, eppure siamo soli, con la nostra roba. E nessuno sa quel che proviamo dentro. Proviamo, parliamo, scriviamo, raccontiamo alla TV, eppure, poi, dopo, torniamo ad essere con noi stessi.

A noi la Vita ci ha dato questo, e questo portiamo sulle spalle e dentro l'anima. E così impariamo a gioire delle piccole cose, del niente che forma sommato ad altri miliardi di niente, i nostri giorni umani su questa terra.
Impariamo a sorseggiare ogni attimo di sole, ogni minimo calore sulla pelle o nelle ossa, o nell'anima ed a gustarlo, grati alla Vita.
Noi che la vita ci divisi in due, alle volte, amiamo anche più la Vita, anche se dietro le spalle, abbiamo sempre quell'altra riva, lontana eppure nota....



Sera d'inverno



I denti della sega mordono il legno
mentre il rombo del vento copre la valle,
freddo nelle ossa eppure vita, avverto.
Mi muovo rapido mentre le nuvole vengono spazzate via
ed il blu del cielo abbraccia ogni cosa.
Cala il buio ma il rombo rimane,
come sulla spiaggia la risacca, cupa, echeggia di lontano.
Luci brillano, solitarie, dentro le case,
le campane regolari battono ogni mezza
e la montagna, muta,
osserva ogni cosa.


mercoledì 9 ottobre 2013

Mattino



Nel silenzio del risveglio,
il bianco abbraccia la stanza
e il mio cuore.
Esco, senza rumore, grato e sereno
come il cielo sopra di me.
Gli odori della notte
mi carezzano il viso,
luci lontane di presepe,
vita che scorre con i suoi ritmi,
fruscio di foglie del melo.
Ogni pennellata compone il quadro.
Ed io, dentro di esso,
lo osservo quieto.

 

mercoledì 18 settembre 2013

Lezione di Vita


La Vita oggi mi ha donato una grande lezione. Per certe cose ci vogliono anni, anni di studio e ripetizioni e quando si sta là, davanti all'insegnamento, non è ancora facile. Affatto! Però si fa fa il passo, e dopo fatto scopriamo che non era poi così tremendo.

Il desiderio/bisogno di controllare tutto e tutte le situazioni.
Tutti hanno bisogno di noi, noi non ci tiriamo mai indietro aiutiamo tutti, vogliamo andare a dare una mano sempre, poi magari dentro avvertiamo la stanchezza, magari anche sbuffiamo, ma davanti, nella facciata, in quello che mostriamo non solo agli altri, bensì anche a quella parte di noi stessi che siede in platea, beh da quel lato siamo i “bravi ragazzi”, le giovani marmotte che fanno sempre buone azioni e meritano la medaglia. Quella medaglia che conta solo con noi stessi, per farci sentire bravi, soddisfatti, adeguati.
Altro è aiutare realmente gli altri soltanto SE hanno realmente necessità e non SE noi ci sentiamo in colpa di non andare a soccorrere, non SE noi crediamo che sia “nostro dovere” farlo.

La Vita mi ha donato di non poter andare a fare il bravo ragazzo e... anche a distanza ho dato una mano, una semplice telefonata, una richiesta di aiuto ad un Amico, uno vero, non uno di quelli che si mette la sua di medaglia, quella di amico.
Lui è stato colui che ha dato la mano, io no, ma io l'ho mandato, l'idea ce l'ho avuta ma stasera non ho il plauso che tanto bene fa al proprio orgoglio. Però. Stasera il problema è stato affrontato, quasi risolto del tutto e il bene di chi doveva essere aiutato c'è stato.

Io non avrò il grazie che mi fa sentire tronfio. Ma ho avuto un dono: ho imparato una cosa che per me era difficile. Ora non è più come prima, so che è possibile e che forse, alle volte è meglio. So anche che se la Vita mi crea un ostacolo, devo accoglierlo, cercare di capire cosa la Vita mi sta suggerendo e ascoltare.

Dopo si sta bene.

Dopo avere capito, avere deciso di non fare il bravo ragazzo, ma ricorrere ad altro, dopo subito dopo, ha suonato un vicino, mi ha portato un piatto di uva appena colta dal suo vigneto, piccola rossa, asprigna, buonissima.
La Vita mi ha fato capire che avevo fatto una cosa fatta bene e mi ha dato Lei, la pacca sulla spalla. Ci siamo capiti.

Grazie!


domenica 11 agosto 2013

Bioniere...?






Sarà perché da una vita (57 anni) lo sognavo... sarà perché il silenzio finalmente dopo tanto chiasso cittadino, sarà non so per quale motivo, ma mi ritrovo alle 5 del mattino, di questo mio "primo mattino di " una Vita nuova, diversa, a scrivere e gustare tutto di ciò, di questo "nuovo", di questo "divreso"...

Dopo tanto "camminare", spesso in salita, sicuramente non facile spesso direi arricchito di dubbi, problemi, paure anche, sembra strano, e sembra una cosa così anomale, poter pensare "Sto qui!".
Beh per me questo mattino dell'11 agosto 2013 è un D-Day e da ora la strada sarà questa. Cosa porterà lo vederemo, sicuramente qualcosa di diverso da prima... ma cosa non lo so, lo vedo via via, percorrendola.

Buon cammino Ale!

 

giovedì 1 agosto 2013

Pensieri




Un amico è andato altrove, non so se ha deciso lui o la Vita per lui: chi può dirle certe cose, con sicurezza? Discerniamo di vita o di altro, ma poi, alla fine mettiamo sempre l'opinione nostra e raramente riusciamo ad ascoltare la Vita realmente. Chi sa che non ci sia una sorta di “orologio” biologico entro noi stessi, che ad un certo punto, quando siamo arrivati dove si deve, ci fa fermare, o andare in altra dimensione, o... altro...?

Ma non importa il perché e nemmeno il come.

Noi ci misuriamo con la separazione, con quello che viviamo come abbandono e senza apparente motivo, col dolore che dentro sentiamo forte, col vuoto, ma anche con quel che le Persone scrivono nel percorrere questa vita su questa dimensione.

R (scrivo soltanto l'iniziale del suo nome, per rispetto verso la sua maniera di aver vissuto, senza clamore e senza ricerca di vuota fama...ma con sostanza vera, e per quella non serve il nome, serve essere!) è andato, ora sta anche qui accanto, ma in maniera diversa, (o così ci piace credere, per non cedere alla sofferenza di noi umani che abbiamo bisogno di certe cose, come la presenza). Non lo conoscevo se non per aver letto diverse sue parole scritte in varie occasioni, per aver letto di lui e per pochi scambi di idee che erano avvenuti nel tempo, fino a poco fa. Non posso dire di essere stato un suo amico nel senso che si intende normalmente, ma credo di intuire certe sue maniere di vedere, di sentire e soprattutto mi sono rimaste in mente alcune idee che aveva scritto e quello conta, questo rimane e vive, tuttora in me. Questo a mio avviso è essere immortali, quando qualcosa di veramente concreto e valido e non di apparente, rimane nella mente e nel fare di altri, e si perpetua, e costituisce valore vero di vita, Vita Universale.



Ricordo che scrisse che lui quando andava a fare legna a gli toccava abbattere un albero, forse prendendo l'abitudine dai nativi americani, chiedeva alla stessa pianta una sorta di permesso, quasi chiedeva scusa, comunque onorava la vita che si prendeva per farne vita sua.

Questo mi rimane oggi di sicuro, di lui: quando colgo anche un ramo di basilico, o qualsiasi cosa di una pianta, dentro me stesso (alle volte non solo, alle volte parlo proprio, e se mi si ascolta mi si prende per pazzo...), chiedo il “permesso” e ringrazio. Una cosa semplice, assolutamente senza clamore, senza risonanza, eppure che mi fa sentire bene, mi fa sentire qualcosa di comune con la pianta stessa, ma anche con tutto ciò che ho attorno, con la Vita!



La morte, a me, provoca sempre momenti di riflessione, da quando iniziai a confrontarmici, che ero ancora ragazzo.

Dalla morte, questo fenomeno con cui non ho ancora mai fatto i conti e che, nei fatti, non appartiene realmente alla mia cultura, perché nella mia cultura, quella in cui sono cresciuto, anche se non esplicitamente non viene vista, ma evitata, vissuta come qualcosa di cui non se ne capisce il motivo, per cui non se ne parla, non la si affronta, se non.. quando accade, quando ci piomba, magari improvvisa, addosso.

La morte per me è sempre una pausa, una sorta di sosta forzata che mi costringe a pensare e riflettere e imparare. E questo anche quando avevo vent'anni, a maggior ragione oggi che vedo più possibile considerare anche la mia, di morte...



Quella di R mi porta molto, lo sto sentendo, dentro me, giorno dopo giorno, seppure stia attraversando un periodo di intensa attività data da circostanze esterne, in cui il lavoro materiale è talmente tanto che durante il giorno, pensare è una attività quasi da evitare, perché c'è da fare.



Da questa Vita di R, che ora è diversa, che ora vedo in modo più attento forse, sto imparando e assorbendo qualcosa; è il modo di R di rimanere immortale, quel modo normale e di sostanza delle Persone vere, quelle che attraversano la Vita materiale, appunto con concretezza e non con apparenza. E di questo sono grato, avverto sincera gratitudine e..amicizia, una amicizia data appunto dal far parte di un branco unico in cui ci si riconosce a fiuto, ad istinto, perché si fiuta l'odore della stessa genia nell'altro.

Questa amicizia che si sviluppa ora, di nascosto quasi, eppure molto profonda, perché alcune delle radici di R sono entrate nel mio terreno personale, questa essenza, sta portando frutti e questo rende R appunto, non affatto scomparso, semplicemente modificato, nella apparenza, ma non nei fatti e nella sostanza.



Questa è la mia gratitudine, alla Vita che mi sta dando ciò. Ci sono esperienze di vita che arrivano improvvise, e quelle più profonde credo siano queste. Non clamorose, non affatto solenni nella apparenza, ma profonde e assai incisive, se abbiamo la fortuna di essere in ascolto.

La Vita di R questo sta dandomi e questo ha seminato ed io dico grazie alla sua Vita, a lui, alla mia Vita, dico grazie all'Universo veramente tutto.



domenica 28 luglio 2013

R




Forse cinquant'anni fa esisteva il Circolo, l'Associazione, il Partito o quel che era, dove incontravi gli amici, sedevi e potevi parlare sia seriamente, sia bevendo un'”ombra” di vino, passare del tempo a riprendere fiato dopo un giorno di fatica e di sudore...stare là senza far niente.
Oggi non è più così, solo poco di questo sopravvive. Ma altro è arrivato, bello o brutto che ci sembri, ma è una realtà,: esistono i social network, i forum, posti dove ci si incontra anche se non ci si guarda negli occhi, posti dove ci si scazza o ci si ama anche, eppure poco si sa dell'altro, se non ciò che l'altro vuole far vedere o.. sembrare.
Eppure... dietro a parole scritte e non pronunciate, intuisci molto, se apri le orecchie dell'anima e del cuore. Se ascolti bene, dietro a parole, reazioni ed emozioni di fronte a fatti a frasi altrui o altro, c'è un Essere Umano e pian piano qualcosa ne capisci, ne ammiri o disistimi, insomma è un modo diverso di conoscersi e piacersi o meno.

Come si entra, così si esce. Come ci si intrufola pian piano o senza ritegno calpestando e pretendendo di essere NOI, così se ne esce, alla chetichella oppure solennemente con la la banda che suona ed il corteo che ci osanna (o questo è quel che si vorrebbe, forse...).
Così al Circolo, si arriva, si vede giocare alle carte, ci si siede e si scambiano parole, impressioni su qualcosa, così si salutano amici o conoscenti eppure si saluta perché si va fuori, in vacanza o a curarsi, o altrove... se ne esce.

Così è la Vita, un entrare, uscire, crescere, cambiare, divenire, imparare, e tanto altro.

Poi ci si ferma, a riflettere, quando qualcosa ci attira l'attenzione, quando un colpo arriva e ci lascia un segno dentro o fuori, ma lo lascia. Ci fermiamo, a pensare e ripensare o riflettere e a fare congetture, riflessioni, elucubrazioni, scopriamo che siamo filosofi, più o meno tutti.

Dicevo che da posti virtuali si esce in tanti modi, come dal Circolo, salutando tutti o uscendo come se si andasse a fumare, però per poi non rientrare. Ho visto tanti di questi modi, non ne ho mai giudicati, ma ne ho ammirati alcuni, quelli che fanno e non hanno bisogno della fanfara, li ho ammirati e stimati e rispettati, in cuor mio. Sarà timidezza (la mia la è) oppure semplicemente la tranquillità di essere come siamo, di essere in pace con se stessi e non aver necessità di parole, inutili il più delle volte.

Così R, che non posso dire essere stato un amico, nel senso più classico del termine, è uscito, forse un anno fa, senza clamore. Gli scrissi anche. Credevo stesse in crisi con la Donna sua, confesso che anche forse lo giudicai, lei non sta proprio in forma e lui se n'era andato.
Arrogante che sono io!
E mi colpiva Lei, che ne scriveva, di lui, con pacatezza, con pace, forse celando amore e sofferenza del cuore, come giusto, come si deve quando si parla a qualcuno che conosciamo, ma che non è intimo, come avrei fatto anche io. Mi colpiva che non avesse apparentemente sofferenza, almeno che non la gridasse al mondo: oggi credo di capire che ne avesse, ma altra, dell'amore che le aveva tolto qualcuno, di quel sentimento che pochi provano e conoscono e che a lei tagliava una costola, per lasciarla senza, privata, seppure ricca di altro, di memoria, ricordo, di Vita vissuta. Sempre mi colpiva la sua saggezza, di lei e mi colpì il suo non rispondere ad un mio saluto, molto generico, ma pur sempre tale.

Oggi qualcosa di diverso la so, se sia la verità che poi non esiste, non so, ma so che le cose non erano come io, nella mia misera arroganza mi ero figurato, e ne sono felice.
R se n'era uscito dal Circolo, per fumare, o per far credere fosse così, ma con la sua maniera, silenziosa, tranquilla e sicura di se stesso, di chi le sue scelte le ha fatte e la sa fare, e non ha necessità della fanfara. Ma in realtà era per andare come gli elefanti, sulla collina a stare e poi forse addormentarsi nella sua coerenza di Uomo.
Ricordo di lui che scrisse quando aveva compiuto i 60 anni e mi colpì come ne scrisse, in modo diverso eppur bello, profondo eppure nella sua normalità. Forse anche perché quei 60 li vedo arrivare anche io ed allora lo lessi e in cuor mio lo stimai, per quelle parole.

Oggi è un giorno diverso, oggi il sole è sorto ancora e fa caldo, l'agosto del 2013 arriva presto ed il tempo lo conferma ogni minuto. Oggi R è altrove e forse sta ancora facendo scelte che sono solo sue. Oggi scrivo, le parole volano nell'arsura di fine luglio e sono qui a fare il filosofo.
Oggi è un nuovo giorno, la vita è sempre la stessa da milioni di anni.
Sudo e bevo, e penso ad R, a quel che di lui sapevo o credevo di sapere.

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Sudo, fa caldo... ma è normale, è la Natura che è così !