domenica 28 luglio 2013

R




Forse cinquant'anni fa esisteva il Circolo, l'Associazione, il Partito o quel che era, dove incontravi gli amici, sedevi e potevi parlare sia seriamente, sia bevendo un'”ombra” di vino, passare del tempo a riprendere fiato dopo un giorno di fatica e di sudore...stare là senza far niente.
Oggi non è più così, solo poco di questo sopravvive. Ma altro è arrivato, bello o brutto che ci sembri, ma è una realtà,: esistono i social network, i forum, posti dove ci si incontra anche se non ci si guarda negli occhi, posti dove ci si scazza o ci si ama anche, eppure poco si sa dell'altro, se non ciò che l'altro vuole far vedere o.. sembrare.
Eppure... dietro a parole scritte e non pronunciate, intuisci molto, se apri le orecchie dell'anima e del cuore. Se ascolti bene, dietro a parole, reazioni ed emozioni di fronte a fatti a frasi altrui o altro, c'è un Essere Umano e pian piano qualcosa ne capisci, ne ammiri o disistimi, insomma è un modo diverso di conoscersi e piacersi o meno.

Come si entra, così si esce. Come ci si intrufola pian piano o senza ritegno calpestando e pretendendo di essere NOI, così se ne esce, alla chetichella oppure solennemente con la la banda che suona ed il corteo che ci osanna (o questo è quel che si vorrebbe, forse...).
Così al Circolo, si arriva, si vede giocare alle carte, ci si siede e si scambiano parole, impressioni su qualcosa, così si salutano amici o conoscenti eppure si saluta perché si va fuori, in vacanza o a curarsi, o altrove... se ne esce.

Così è la Vita, un entrare, uscire, crescere, cambiare, divenire, imparare, e tanto altro.

Poi ci si ferma, a riflettere, quando qualcosa ci attira l'attenzione, quando un colpo arriva e ci lascia un segno dentro o fuori, ma lo lascia. Ci fermiamo, a pensare e ripensare o riflettere e a fare congetture, riflessioni, elucubrazioni, scopriamo che siamo filosofi, più o meno tutti.

Dicevo che da posti virtuali si esce in tanti modi, come dal Circolo, salutando tutti o uscendo come se si andasse a fumare, però per poi non rientrare. Ho visto tanti di questi modi, non ne ho mai giudicati, ma ne ho ammirati alcuni, quelli che fanno e non hanno bisogno della fanfara, li ho ammirati e stimati e rispettati, in cuor mio. Sarà timidezza (la mia la è) oppure semplicemente la tranquillità di essere come siamo, di essere in pace con se stessi e non aver necessità di parole, inutili il più delle volte.

Così R, che non posso dire essere stato un amico, nel senso più classico del termine, è uscito, forse un anno fa, senza clamore. Gli scrissi anche. Credevo stesse in crisi con la Donna sua, confesso che anche forse lo giudicai, lei non sta proprio in forma e lui se n'era andato.
Arrogante che sono io!
E mi colpiva Lei, che ne scriveva, di lui, con pacatezza, con pace, forse celando amore e sofferenza del cuore, come giusto, come si deve quando si parla a qualcuno che conosciamo, ma che non è intimo, come avrei fatto anche io. Mi colpiva che non avesse apparentemente sofferenza, almeno che non la gridasse al mondo: oggi credo di capire che ne avesse, ma altra, dell'amore che le aveva tolto qualcuno, di quel sentimento che pochi provano e conoscono e che a lei tagliava una costola, per lasciarla senza, privata, seppure ricca di altro, di memoria, ricordo, di Vita vissuta. Sempre mi colpiva la sua saggezza, di lei e mi colpì il suo non rispondere ad un mio saluto, molto generico, ma pur sempre tale.

Oggi qualcosa di diverso la so, se sia la verità che poi non esiste, non so, ma so che le cose non erano come io, nella mia misera arroganza mi ero figurato, e ne sono felice.
R se n'era uscito dal Circolo, per fumare, o per far credere fosse così, ma con la sua maniera, silenziosa, tranquilla e sicura di se stesso, di chi le sue scelte le ha fatte e la sa fare, e non ha necessità della fanfara. Ma in realtà era per andare come gli elefanti, sulla collina a stare e poi forse addormentarsi nella sua coerenza di Uomo.
Ricordo di lui che scrisse quando aveva compiuto i 60 anni e mi colpì come ne scrisse, in modo diverso eppur bello, profondo eppure nella sua normalità. Forse anche perché quei 60 li vedo arrivare anche io ed allora lo lessi e in cuor mio lo stimai, per quelle parole.

Oggi è un giorno diverso, oggi il sole è sorto ancora e fa caldo, l'agosto del 2013 arriva presto ed il tempo lo conferma ogni minuto. Oggi R è altrove e forse sta ancora facendo scelte che sono solo sue. Oggi scrivo, le parole volano nell'arsura di fine luglio e sono qui a fare il filosofo.
Oggi è un nuovo giorno, la vita è sempre la stessa da milioni di anni.
Sudo e bevo, e penso ad R, a quel che di lui sapevo o credevo di sapere.

Premo ENTER e SAVE:fine del file.
Sudo, fa caldo... ma è normale, è la Natura che è così !


domenica 23 giugno 2013

Compleanno

Oggi per un amico appena ritrovato dopo secoli di strade diverse, è un giorno speciale. Non so far molto, lavorare un po' il legno e mettere parole su un foglio, ho scelto la seconda.


Ho appena chiuso la pagina 72 del "diario",  non l'ho finita.

Sei fuori nel campeggio di Alta, nel 1997, nel Finmark, ed hai deciso di tagliare la barba: primo compleanno da solo; ed oggi 23 giugno di 16 anni dopo, è un altro tuo compleanno, e mi trovo io scrivere parole che non so bene se siano dedicate a te o ispirate da te.

Fa lo stesso.

Conta che qualcosa esce da dentro, e non credo a caso, nel silenzio del mattino, in cui la civiltà dorme e la voce di dentro esce piuttosto chiara, non immersa nella savana di rumori derivati dalle mille conoscenze fittizie del nostro progresso.



Ho messo come sfondo quella foto che mi hai mandato giorni fa, al nostro primo incrociarci sul sentiero della “rete”.

Mi piace questa immagine, ci si incrocia sui sentieri, ci si saluta, quasi sempre, perché ogni incontro è una nuova conoscenza, anche se fatta di pochi istanti, fatta di immagini brevi che il paesaggio assorbe pochi passi dopo.

Nella foto vedo le montagne in fondo, il prato senza confine, un prato come tanti che ho vissuto e che riconosco dalle emozioni che mi regala.

Lo sguardo ha bisogno di questo. 
Come l'olfatto. 
Odore di erba tagliata di fresco, odore di resina che scende lenta sui tronchi degli abeti a me cari quando ci passo accanto o sotto. Odore di rocce, alcune bagnate da rivoli neri di centinaia d'anni, altre calde di sole.

Eppure non c'è quel nitore che avverti in certi mattini quasi freddi, in cui esci e ti muovi di fretta perché nella schiena avverti i brividi e i contorni sono ben chiari, come l'aria in alto, blu, nel profondo.

Ora c'è foschia.

Copre di un velo dolce e aggraziato quello che il mio occhio raccoglie. Ma so che dentro c'è molto più, anche qui, da una foto messa su uno schermo elettronico.



Scorre rapido un altro prato, un mattino fresco forse di metà agosto ed ero con la bici anch'io, stavo andando a traversare una zona vicino Cortina, così vicino a coloro che amano le montagne per adattarle al loro volere da sentirli lontani, ed essere così felice di averli non davanti, eppure così vicino alle quinte di quello spettacolo che mi veniva donato nella giornata che si affacciava. Ricordo gli odori ed il mio sentire e sento bene chiaro che qualsiasi sia il posto o il momento, dentro, oppure sotto, ci sono punti di noi che rispondono al richiamo, quando arriva, se facciamo silenzio vero. Dentro ci sono nervi invisibili ad una autopsia o parti di noi che mai alcuna ecografia potrà individuare, eppure sono loro la Vita, forse l'Anima, sicuramente sono noi, sicuramente noi siamo là dentro.

E questi sono brace che arde per anni, secoli forse, sono la medesima brace dei nostri avi che percorrevano questi stessi posti in cerca di ben altro che distrazione o avventura, eppure voglio credere che avvertivano la meraviglia anch'essi.



Mi scorre in un solo battere dell'occhio il tuo scritto a cui sono giunto e scorre assieme alle mie esperienze e trovo tanto di comune, e tanto di ognuno.

Domande. Eppure intuizioni che calano come lampi nel temporale, improvvisi, e spariscono dopo frazioni di tempo.

Ha scritto, un giorno, un tipo saggio, che tutti abbiamo un patrimonio comune, tutti noi, cui attingiamo dovunque siamo, senza saperlo neppure. Forse. Di sicuro esistono fili che ci portano e ci guidano e che seguiamo senza saperlo e forse è meglio, perché ogni angolo che giriamo cambia la scena, anche se le quinte del palcoscenico sembrano non mutare.



Oggi tu festeggi un angolo di vita che stai voltando e per te sarà come deve; sette anni fa è stato il mio, fra poco più di un mese. Fu un angolo importante.

Una cosa ho imparato in questi anni del mio Tibet, che la strada non è mai chiara e dritta, anzi, spesso sembra sprofondare nella gola eppure poi, risalendo, trovi nuovi orizzonti o forse vedi quelli di prima con occhi nuovi, Ma tu sei sempre te stesso, dentro di te, lo sai, e come dice Barry Lopez: “Se vi è una fase in cui una vita individuale diviene veramente adulta, deve essere quando si afferra l'ironia e si accetta la responsabilità di una vita vissuta in tale paradosso. E' necessario vivere in mezzo alla contraddizione, perché se tutte le contraddizioni venissero eliminate simultaneamente, la vita crollerebbe.”



Ed allora lascio che il tuo giorno si srotoli dal suo gomitolo che scorre e, dentro me stesso, senza parlare, senza un fiato, che sarebbe pura inutilità, una preghiera sale al sole, un augurio, e mi scopro a sorridere non so se a te forse nuovo incrocio sul sentiero di oggi, o a me stesso che della tua immagine faccio riferimento per il mio passo.



Buon compleanno Davide!

domenica 24 febbraio 2013

Responsabilità individuale


Esiste un quotidiano online ("Il Fatto Quotidiano") che ieri in occasione delle elezioni ha pubblicato un editoriale secondo me molto ben scritto, con equilibrio e soprattutto con spirito civile, realmente civile...
Di questo, due stralci mi hanno colpito e mi sono piaciuti:

“...La politica non si fa il giorno del voto. La politica si fa ogni giorno, quando si fa la spesa, quando si decide se usare o meno la macchina, quando si cerca di non produrre rifiuti, di costruire relazioni, di rafforzare le comunità, di aiutare chi ha bisogno. Quando si riparte dalle cose essenziali per una vita dignitosa: un tetto, del cibo sano, acqua pulita, istruzione, cultura, espressione del proprio talento e della propria dignità, consapevolezza di far parte di una grande comunità, umana, animale, naturale.”

“...qualunque sia il nostro voto, assumiamoci la responsabilità della costruzione di questo nuovo mondo. Seguiamo da vicino la forza politica prescelta, stimoliamola a far meglio, denunciamola se tradisce le sue promesse e soprattutto portiamo quei contenuti che per noi sono importanti nella nostra vita quotidiana, nel nostro lavoro, nel nostro modo di vivere e abitare, nel nostro modo di costruire relazioni”. 

 
Ecco, credo che in occasione di questo periodo che a furor di popolo è visto, e fatto vedere, soltanto come una iattura, soltanto come crisi, ci siano i motivi, le occasioni e le spinte per fare una vera rivoluzione dentro noi stessi: ripensare, rivedere modi di fare, di pensare, abitudini, cose che abbiamo dato per scontate ed ovvie e che invece andrebbero meditate e ri-meditate.

Allora la politica, sì, la Vita, sì, l'etica sì, si fanno nella vita di ogni giorno, nelle piccole e apparentemente nascoste scelte che facciamo nei gesti quotidiani.

Questo dovremmo imparare e tenere a mente e questo dovrebbe essere il primo passo nel nostro farci carico e prenderci la resposnabilità di tutta una esistenza, fatta non solo di scelte strategiche e gigantesce al di fuori della nostra portata, ma di milioni di piccole eppure significative scelte fatte da NOI.


 

domenica 20 gennaio 2013

Luna che cresce e pensieri



Oggi è il 20 gennaio, il 9° giorno della luna (crescente) del Lupo...

Nella umana corsa al sapere, al voler capire e conoscere, si è persa, mentre eravamo e siamo tutti intenti, appunto, nella corsa, quella conoscenza, e soprattutto quella consapevolezza che avevamo delle radici e del perché di tante nostre azioni, abitudini, riti, ed equilibri.

Affondiamo radici biologiche e spirituali nella Natura, e di quella siamo parte. Alcuni pensatori hanno tagliato questo ponte, che in parte era già stato abbattuto dalla religione e conseguente influenza cristiana sulla nostra cultura: la natura secondo questo credo, era stata posta al servizio dell'uomo e da questi era distaccata, due entità distinte.
Storicamente siamo arrivati a pensarci non solo distinti, ma appunto, padroni di ciò che esiste e in diritto di farne ciò che a noi serve o piace: di qui le storture che oggi paghiamo tutti. Anche se in pochi vogliamo ammettere queste responsabilità: meglio imputarle al caso, o ad altri fattori del tutto occasionali o impersonali.

Ma soprattutto abbiamo perso abitudini salutari per l'individuo e per l'equilibrio personale e della società tutta, con ciò di cui siamo parte. Ascoltare sensazioni di benessere o di messa in guardia di fronte a situazioni, luoghi, cibi, persone, ecc. Ascoltare il cuore dell'altro per poterci relazionare. Ascoltare la nostra tendenza verso strade che ci possono portare non sappiamo dove. Osservare le nostre azioni irrazionali per capirle, o darne motivazione e capire le radici delle stesse, e almeno essere coscienti di dove si è sbagliato e dei motivi, per non ripeterne, magari. Pregare senza chiedere solo ciò che noi riteniamo giusto, imponendoci anche qui come quelli che sanno ciò che deve essere e ciò che non deve essere: arroganti piccoli dei che credono di sapere e non hanno la umiltà sapiente di ascoltare la corrente e nuotarle in seno, per poter scorrere con essa.

E così via... un elenco che a farlo quasi impaurisce.

Nel fare queste riflessioni non mi angoscio, non mi intristisco, anche se ne avrei motivi più che seri. Al contrario, mi riempio di gratitudine perché sto avvertendo aria nuova, entrata dalla porta del mio cuore. Sento il fresco dell'esterno che si affaccia in me, e senza voler negare passato o azioni di cui solo io sono responsabile e nessuno sconto mi spetta, avverto e sento, la possibilità di fare meglio, capire un po' di più, ascoltare. Se mi zittisco, quando ne ho modo, come ora, nelle prime ore del mattino: ascolto, e sento, voci, sussurri, indistinti, ma forse sempre un po' più chiari del giorno prima.
Avverto come la possibilità di poter avere risposte o messaggi, o aiuti, o suggerimenti o solo pareri.

Sento di non essere solo, che la Vita è ben più ricca di come mi è stata presentata e dipinta in mille modi, fin da quando sono qui su questa Terra.

E questo mi conforta e soprattutto mi fa sentire vivo ed eccitato, perché, realmente, ogni angolo è fonte di scoperta: e non per il proprio egoico sapere e poi mostrare, bensì, per fare un passo verso una serenità ed un contatto con quella Natura di cui sono parte e che , come figliol prodigo, sto tornando a reincontrare veramente, realmente e profondamente.

Grazie! 


giovedì 17 gennaio 2013

Inverno ed Imbolc



Tra circa 15 giorni è la Candelora, la riedizione moderna di Imbolc, la vecchia celebrazione della fine dell'inverno, umana, ovviamente, in quanto la Natura, non sta  a vedere se è una data o l'altra, fa quel che deve.... ma in generale, diciamo che fra circa 15 giorni cominciamo a pensare alla fine di questo inverno che sembra appena iniziato, e questo, a me, personalmente un po' dispiace...
Mi piace l'inverno, credo che da buon "lupo" mi trovi meglio in inverno che d'estate, col freddo, che mi porta a rintanarmi in casa magari sorseggiando un the caldo, a godermi il calduccio, o il fuoco del camino, o l'intimiotà data da quelle cose semplici ma belle, come leggere un libro, fare dei lavori col legno, ascoltare la radio, voci lontane eppure vive, reali...
Mi piace l'inverno perché ferma un po' la scena, come se dicesse uno "stop" alla Vita e rallentasse almeno, questi ritmi che non sono affatto umani, perché falsati, acceletari, da questo voler correre, essere veloci... dover essere veloci a tutti i costi.
Mi piace anche la neve, perché con la neve si coprono le bruttezze, le storture, le atrocità che vedo quando percorro la campagna, anche semplicemente osservando la sporcizia di ciò che noi umani gettiamo in giro fregandocene degli effetti di ciò che facciamo. La neve copre. La neve fa silenzio, perché assorbe i rumori, le grida, il rumore tutto, della vita frenetica ed efficiente che crediamo sia sintomo di progresso, ma che invece brucia la nostra saggezza, la nostra vitalità, l'anima tutta, di noi umani esseri divini.

Ed allora sto ancora assaporando questo inverno, in cui sento proprio il bisogno di silenzio, di fermare, di rallentare e godermi il riflettere, lo scrivere, il leggere, anche lo studiare, anche l'osservare la terra che è spoglia di piante, quelle piantine che a primavera ed in estate curo e accudisco con amore e attenzione e che mi ricambano dandomi cibo, i loro frutti, il loro amore....

Questo inverno mi piace, mi piace la sua pioggia, il suo vento, tutto, come mi piace il sole d'estate, anche se patisco il caldo.
Mi piace quel che Madre Natura, mi dona, tutto, ne godo, ne sono grato, lo sento dentro, mi ci sento parte e lo vivo e ne godo appieno.

Imbolc arriva, lo celebrerò e sarò speranzoso che la Natura non ascolti troppo le date di noi umani, e mi regali ancora un po' del suo dono bianco e silenzioso, questo inverno che ora ancora abbraccia tutti noi con la neve che solo i tg possono definire come una sorta di calamità e che la stupidità di chi li vede può condividere, sempre tesi ad avere paura di tutto, cioè di ogni cosa della Vita.
Imbolc arriva e mi preparò, comunque gioioso e desideroso di celebrare qualcosa che dall'eternità, la Natura dona a tutti, senza distinzione, Lei sì, realmente giusta ed imparziale.

E comunque sia, la Vita è qualcosa di veramante UNICO, comuneu sia e comunque vada.


lunedì 10 dicembre 2012




Sto davanti a queste strane dune, di un a colore che è strano anch'esso: non è il giallo scuro della sabbia, non è marrone, ma un colore che non riesco a descrivere e che tuttavia è ben presente nella mia memoria ora che scrivo. Osservo queste dune spostarsi, spinte dal vento, modificate, modellate, fatte scivolare le une sulle altre, alcune dentro altre, altre sopra le prime, in un continuo divenire che si modifica con continuità eppure senza alcuna violenza, solo senza fine.
Arrivo dall'alto a vedere questo panorama immenso e nuovo per me. Arrivo all'improvviso sbucando dal vento, dopo oltre un ora che mi ha tolto finanche il respiro. E' forse tramontana, non so e non conta, ma so quanto è stato freddo e intenso, da portarmi con la mente a ricordi antichi, quelli in cui piccolo uomo ero inorridito dal mancare il respiro per il vento che mi riempiva i polmoni.
Ora sbuco da questa altura ed ho questo mare davanti, senza fine, senza orizzonte, solo con le dune che si spostano, giocano quasi, scorrono in un continuo modificarsi di ciò che vedo. Mi impressiona vedere tutto questo, mi impressiona perché nuovo eppure strano, mi colpisce perché mi dà la dimensione dell'immenso e della mia contemporanea piccolezza.
Il colore si modifica anch'esso, qualche raggio di sole, appena accennato, filtra tra le nuvole marroni o grigie anch'esse e riflette sulla superficie. Il vento non cessa. Il vento scorre e soffia, spinge e spazza, il vento è continuo ormai da due giorni, il freddo scende nelle ossa, eppure sento qualcosa di eternamente bello e sacro che mi viene consentito di ammirare.
Sono al faro, questa torre bianca da cui forse solo pochi anni fa, qualche uomo, addetto a starci, mirava l'alba come me oggi, oppure il tramonto ed il sole sparire dietro la linea di fondo della scena.
Sulla collina il vento c'è sempre, oggi di più.
Sono arrivato dopo chilometri spesi a correre o camminare non so bene, ma sono sempre belli, è sempre sacro affacciarsi qui da questo posto sulla divinità della Grande Madre, affacciarsi a vedere quanto ci sta da riflettere ed ammirare e godere, senza voler dominare.
MI fermo intontito dal freddo eppure affascinato, mi fermo a guardare e a bere la scena come fosse cibo, forse per l'animo, come fosse di che nutrire me stesso, immerso in ben altro, eppur premiato da questa gemma del mattino.
Guardo a destra, lontano le luci ancora della notte si stanno spegnendo, forse verso l'aeroporto internazionale, o il porto dei ricchi che là sta a mostrarsi, bello e finto. Dall'altro lato i resti di un castello che forse proteggeva un tempo da scorrerie piratesche ed oggi è posto per pescatori solitari. La centrale nucleare anche, da chilometri manda le sue tetre ombre sull'orizzonte e ricorda quel che sappiamo fare, noi piccoli presuntuosi.
Ma davanti a me le dune continuano a scorrere, la sabbia d'acqua si solleva in nuvole appena accennate, vapore di freddo spinto in piccoli vortici e lasciato cadere metro dopo.
Si muove tutto, si sposta, non c'è un millimetro immobile, eppure è tutto di un immensa stabilità e solidità che impressiona la mia piccola mente.

Le parole arrivano ora, ore dopo, nel caldo, davanti a fiamme che scintillano dal legno messo a bruciare, davanti al foglio su cui la penna lascia segni che solo altri come me sanno capire, che Lei, la Grande Madre non cura, di cui non ha bisogno.
Ma il bisogno di raccontare, di rivivere, ricordare e tramandare, è troppo, e noi piccoli umani siamo così, ed io anche, condivido questa nostra condizione.
Ma in quel momento, lo ricordo bene, nessuna parola sarebbe mai potuta uscire, non ce n'era alcuna adatta, eppure il cuore si riempiva di immenso, l'anima era spettatrice di qualcosa di raro.

Ora torna tutto, ora gli occhi tornano là, il cuore rivive e ricorda.
Ora da piccolo umano so e descrivo e dico e analizzo e spacchetto quel qualcosa che Lei mi ha donato.
Ora sono qui a dire.
Eppure so che non basta, mai basterà, mai saranno giuste le mie povere sillabe. Ma devo, non posso non farlo.
Altri verranno, dopo me, altri sono stati prima. Troveremo modi diversi, altri ne sono stati inventai e migliori del mio.
Eppure.
Lei, la Grande Madre, ignara, senza alcun bisogno di ciò, continua da infiniti secoli e milioni di anni, e scorre, tranquilla, senza tutte queste piccole necessità, potente nel Suo essere com'è, immensa del Suo Sé Stessa.

Anche solo avere avuto questo onore, questo privilegio, di poter formulare pensieri di questo, per me è gioia immensa, è onore, è dono per la vita mia.


sabato 8 dicembre 2012


Una amica, Edera ( casaedera.blogspot.it) ha pubblicato qualche giorno fa un post
 (http://casaedera.blogspot.it/2012/12/prospettive.html ) sul suo blog che consiglio di andare a leggere e seguire, e la foto, quando l'ho vista, mi ha ispirato le parole che seguono.
Grazie all'autrice dell'immagine che mi permette di usarla anche nel mio blog :-)

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Ci sono, nella esistenza che conduciamo, posti, momenti, atmosfere e situazioni in cui si percepisce qualcosa di decisamente diverso dalla cosiddetta "normalità". Lo sentiamo d'istinto, come un flash che ci colpisca nel buio, come un qualcosa che ci afferra lo stomaco: sappiamo che è così!
Sono momenti diversi, speciali, provocati nelle maniere più diverse, da qualcosa in cui ci si trova a stare, che possono essere situazioni reali, ma anche immagini viste dietro un PC, o musiche percepite lontano, nelle case vicine, o profumi appena carpiti nel nostro andare per la nostra strada.
In questi momenti avvertiamo dentro noi stessi, anche se filtrato in qualche maniera, qualcosa di magico, parola che per noi umani significa incomprensibile e inspiegabilmente bello.

Non si tratta di cose artificiali o costruite, non di situazioni che la massa vede come straordinarie, come spettacoli teatrali o sfarzo di denaro e potere, no! Si tratta di cose che ai più sfuggono, e sfuggirebbero anche a noi se non si stesse in quel posto, in quella situazione con quel particolare stato d'animo e dello spirito.
Sono cose semplici, lineari, pure, pulite.
Avvertiamo una sintonia, un reale essere parte di qualcosa di più grande di ciò che è quotidiano, e che non avvertiamo normalmente.
Questi momenti e queste situazioni sono uniche e veramente preziose.
In questi momenti, ahimè rari, sentiamo il divino, la sacra fiamma ardere dentro di noi ed ardere all'unisono, come un'orchestra in cui gli archi vanno tutti al medesimo tempo e sulla medesima melodia, avvertiamo che ci si espande, che non siamo solo fisico, ma ben altro, molto più.
Lo sguardo si perde, la mente vola, è come una sorta di perdita di corporeità e capiamo quanto la Vita quella vera, sia molto diversa dall'esistenza che trasciniamo nel quotidiano, quanto la Realtà non sia quella che tocchiamo con la mano, ma questa, questa che percepiamo, questa la Vera Realtà.
E se abbiamo questa fortuna, di vivere istanti di tal tipo, non possiamo che ritenerci fortunati, baciati dalla Vita e possiamo solo dire: “Grazie!”